Raul Beron

Conventillos e tango

Il melting pot delle origini

TangoDJ

Alla fine del XIX secolo in Argentina si produsse un flusso immigratorio di gente proveniente soprattutto dai paesi europei. Tutti questi immigrati arrivarono a Buenos Aires dove già si riversavano i gauchos (a piedi ...) provenienti dalla Pampa ormai suddivisa e piena di recinti con filo spinato. Ovviamente tutto ciò generò un aumento della popolazione e della richiesta di abitazioni. Già la febbre gialla del 1871 aveva svuotato antiche residenze presenti nella città vecchia, abbandonate dai proprietari che si erano spostati nel Barrio Norte. Queste residenze, molte delle quali in pessimo stato, erano state utilizzate come abitazioni dalla massa di emarginati immigrati da altri paesi e dall'interno. Questi vecchi edifici, con tetti di tegole così basse che sembravano cadere sui passanti, mostravano una lamina di metallo che, secondo l'ordinanza comunale, indicava l'esistenza di un alloggio. Anche alcune case patrizie famose si convertirono in conventillos. La trasformazione edilizia di queste antiche residenze, venne gestita da alcuni speculatori, che fecero fortuna con l'affitto delle stanze della stessa. Nel corso del tempo, la crescita dei quartieri, comportò l'occupazione di vecchie case anche in altre zone di Buenos Aires e infine, quando la domanda di locazioni saturò anche i vecchi edifici, iniziarono la progettazione e costruzioni dei cosiddetti "inquilinatos", che erano case costruite con abbondanza di legno e impiallacciature, come è ancora possibile vedere nel quartiere di La Boca, che mantennero tutte le caratteristiche dei conventillos. In generale, i conventillos situate nelle vecchie case coloniali consistevano in tre cortili (patios) di piastrelle rosse e umide, sui cui davano innumerevoli stanze estremamente strette e con un'occupazione media di circa quattro persone a stanza. L'arredamento era più che precario e povero: i letti, un baule che era servito a portare le poche cose dall'Europa o, in sua assenza, un armadio traballante, alcune sedie, un tavolo, il ritratto di un familiare rimasto in patria e l'inevitabile immagine religiosa. Nel patio c'era una cisterna e nella parte posteriore della casa erano allineati i lavabi per lavare i panni e il bagno o il servizio, che era davvero un vero capolavoro di disprezzo per il decoro e la dignità degli abitanti. Leggendo un rapporto di quei tempi, dal nome "Estudio sobre las Casas de Inquilinato", si desumono le condizioni in cui vivevano gli abitanti dei conventillos. "... da quei porcili puzzolenti, la cui aria non viene mai rinnovata e in cui proliferano i germi delle malattie più terribili, escono quelle emanazioni che arrivano, forse, anche ai lussuosi palazzi dei ricchi...Le case in affitto, con rare eccezioni se ci sono, sono vecchi edifici, già costruiti male dall'inizio, decadenti ora, e che non sono mai stati pensati per la destinazione attuale...I proprietari delle case non hanno alcun interesse a migliorarli dal momento che, come sono, producono un reddito che non potrebbero ricevere in nessun altro investimento dei loro soldi". Ma chi viveva in questi agglomerati condominiali? Protagonisti di tutte le nazionalità riuniti in un crogiolo di lingue, religioni e ideologie. impegnati in risse, combattimenti e amori; in un melting pot di dialetti, versi e canzoni. Un personaggio che si trovava in questi luoghi era "el encargado", ossia il rappresentante del proprietario, responsabile della riscossione dell'affitto e dello sfratto di qualche moroso o indesiderabile, colui che amministrava la giustizia all'interno del conventillo in caso di alterchi tra gli abitanti. Altra caratteristica era la coesistenza tra "tanos" e "gallegos", come tipico fenomeno dell'immigrazione, che richiamò persone dei paesi più diversi. Come anche l'integrazione degli altri emarginati provenienti dall'interno: i gauchos a piedi. Quest'ultimo, antio abitante del paese, finì per incontrare l'immigrato, in questa confluenza di culture, che inizia il lungo viaggio di genesi di una nuova società e di un nuovo uomo, in un processo che sembra continuare ancora oggi. Il patio fu copione del lunfardo, grembo di payadores e culla del miglior veicolo che gli immigrati trovavano per incanalare la loro nostalgia, le delusioni, il coraggio e la tristezza: il tango. Che non avrebbero più lasciato.

Fonti
http://www.facurbana.com
https://www.diariodecuyo.com.ar