Gli anni di decadenza del tango

Decadenza del tango

Perchè si generò la decadenza del tango alla fine degli anni 40?

Decadenza del tango - una citazione

”¿Dónde te fuiste tango que te busco siempre y no te puedo 'hayar'?

“Naipe marcado” (Angel Greco)

Dopo il fantastico periodo d’oro del tango a Buenos Aires, approssimativamente dal 1935 alla fine degli anni 40, che lo fece arrivare in molti angoli del mondo, come ogni manifestazione umana anche quel periodo finì e iniziò un periodo di decadenza del tango.

Fattori politici, culturali e sociali influirono in questa discesa di popolarità del tango che perse la leadership musicale avviandosi verso un progressivo decadimento.

In piena decade del 50 il tango, dopo aver raggiunto una fama internazionale senza precedenti, si trovò ad affrontare il fantasma del disinteresse in seguito ad alcuni fatti legati e non al mondo della musica.


Cambiamenti politici ed economici negli anni ’50

Dal punto di vista politico ed economico durante gli anni 50, in Argentina, ci furono vari cambiamenti:

• leggi di maggiore tutela dei lavoratori che generarono miglioramenti sociali non indifferenti
• aumento dell’inflazione a causa della perdita di potere d’acquisto della moneta dovuto a grandi spese e al progressivo assottigliamento della riserva aurea della Banca Centrale

Queste trasformazioni politiche incisero profondamente sulla vita quotidiana e generarono a loro volta dei cambiamenti sociali all’interno dei quali il tango fu una vittima del processo di trasformazione.

Si deve anche tener conto che nello stesso periodo si verificò la progressiva chiusura, in quanto non più economicamente sostenibili dato che il tango dal vivo aveva perso interesse, di un gran numero di cafè (Marzotto, El Nacional) cabaret (Chantecler, Tibidabo) e club de barrio dedicati alla diffusione del tango e nati nell’epoca de oro.

Un elemento spesso sottovalutato è che la chiusura di questi locali non rappresenta solo un problema economico, ma la perdita di veri e propri “ecosistemi culturali” in cui il tango si riproduceva quotidianamente come pratica sociale.


Il cambiamento dei gusti musicali

Altro cambiamento avvenne anche dal punto di vista musicale, o meglio dei gusti musicali dei giovani che cominciarono ad avvicinarsi, grazie all’arrivo di incisioni dall’estero, al rock’n roll e al suo messaggio ribelle e ad altri generi stranieri.

Fu un punto di svolta amplificato anche dalla massificazione dei mezzi di riproduzione quali radio e incisioni discografiche.

I giovani insomma iniziavano già a considerare il tango come “musica da vecchi”. Anche nelle radio ormai i programmi di tango si riducevano sempre più.

Questo passaggio segna una rottura fondamentale: il tango perde la sua funzione di linguaggio generazionale. Quando un genere musicale non viene più percepito come “attuale” dai giovani, inizia inevitabilmente a perdere centralità sociale.


L’arrivo del folklore

Ma non fu solo la musica straniera a rimpiazzare il tango ma anche il folklore soprattutto dal 1950, anno in cui uscì il grande successo “El rancho ‘e la Cambicha” di Antonio Tormo che in pratica diede inizio al boom del folklore.

È importante sottolineare che questa sostituzione non è solo esterna (rock e musica straniera), ma anche interna alla cultura argentina stessa, dove il folklore riacquista spazio come forma di identità nazionale alternativa al tango urbano.


Crisi delle orchestre e trasformazione dei locali

Molte orchestre di tango si dissolsero perchè non riuscivano nè ad incidere e nè ad esibirsi dal vivo in quanto molti locali si erano trasformati in discoteche con altri ritmi musicali.

Inoltre nei club le orchestre che venivano contattate e che si esibivano erano le più importanti in quanto richiamavano gente per cui le orchestre minori non potevano mantenersi e quindi si scioglievano facilmente, diversamente da ciò che accadeva nella Epoca de Oro in cui le orchestre nascevano e fiorivano in grande quantità.

Qui si osserva un cambiamento del mercato musicale: da un sistema diffuso e relativamente accessibile si passa a una struttura più selettiva, in cui sopravvivono solo le formazioni più forti e consolidate.


DJ e televisione

Inoltre in molti locali dove il tango veniva ancora ballato le orchestre dal vivo vennero rimpiazzate dai Disk Jockey che mettevano dischi e facevano ballare.

Questo passaggio è simbolicamente decisivo: segna la transizione da musica “viva” eseguita in tempo reale a musica mediata e riprodotta, modificando profondamente il rapporto tra musicisti e pubblico.

Altro aspetto che influì sulla decadenza del tango fu anche l’arrivo della televisione che raccoglieva la gente in casa, davanti allo schermo, piuttosto che nelle sale da ballo.

La televisione non sostituisce solo l’intrattenimento, ma modifica le abitudini sociali: riduce la frequentazione degli spazi pubblici e quindi indebolisce indirettamente la funzione sociale delle milonghe.


Fine degli anni ’50 e sopravvivenza del tango

Insomma verso la fine degli anni 50 e anche nel 60 il tango ebbe un periodo di decadenza in cui sopravvissero solo alcune orchestre (Pugliese, Troilo) e nacquero nuove collaborazioni.

Questa fase può essere interpretata non solo come declino, ma come fase di selezione naturale del genere, in cui le realtà più forti resistono e diventano riferimento per le generazioni successive.


Piazzolla e la trasformazione del tango

Inoltre in quel periodo emersero anche realtà che influirono sulla evoluzione del tango, uno fra tutti Astor Piazzolla.

La figura di Piazzolla rappresenta una svolta: più che una semplice evoluzione del tango tradizionale, introduce una nuova concezione del genere, spostandolo progressivamente dal ballo all’ascolto e dalla funzione sociale alla dimensione artistica.

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